È un mini - capolavoro che non deve superare i 12 grammi, ha per forma una barchetta rovesciata ed emana un irresistibile profumo di nocciole tostate. A questo piccolo grande mito, nato ufficialmente nel 1865 come l’autentico gianduiotto di Torino, secondo quanto raccontato dal libro di Clara Vada e Gigi Padovani “Gianduiottomania, La via italiana al cioccolato: storia, fortuna, ricette” con foto di Francesca Brambilla, edito da Giunti Editore • Pagg. 192 • Euro 14,50, è stato dedicato un libro ad hoc, fatto bene, in modo approfondito, con passione e competenza.
Il noto dolce ha una storia che inizia nel 1852, anno in cui vide la luce la primissima ricetta elaborata dai Caffarel, pionieri del cioccolato nel nostro paese, realizzata con cacao, zucchero e nocciole del Piemonte sapientemente miscelati per dare luogo a un prodotto unico e inimitabile. Gli autori ne hanno ripercorso la grande avventura: dall’arrivo del cioccolato alla corte dei Savoia con Catalina Micaela, Infanta di Spagna e sposa nel 1586 di Carlo Emanuele I, fino alle Gianduieidi del 1867, il carnevale che sancisce il debutto del primo cioccolatino “vestito” al mondo inventato da Michel Prochet e Pier Paul Caffarel con il nome della maschera piemontese. Da qui si passa all’epoca napoleonica fino al contributo dei Valdesi alla “via italiana al cioccolato”, e ai segreti delle tre tecniche di produzione del gianduiotto: a mano con le antiche coltelle, stampato e colato per “estrusione”. Oltre a ciò, il libro presenta un’interessante raccolta di una quarantina di ricette sia storiche tout court sia adattate e realizzate dall’autrice sia da rinomati pasticcieri e chef, e un florilegio di opinioni di personaggi famosi sui gianduiotti.