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La storia del Cacao |
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Da dove viene il cioccolato? Parliamone ripercorrendo un po’ di storia del cibo degli dei.
A tanto successo attuale, fa da contraltare una lunga storia: furono Toltechi e Incas i primi a fare uso della fava del cacao, anche se i Maya la coltivarono per primi. Gli Aztechi promossero la fava di cacao a moneta (un coniglio valeva 8 semi, 12 bastavano per ottenere le attenzioni di una cortigiana, mentre per comprare uno schiavo ne servivano 100), e inventarono il “xocolatl”, una bevanda ottenuta pestando nel mortaio le fave di cacao, in seguito condite con pepe, peperoncino, cannella e altre spezie, frullate e bollite.
In Europa il cacao approdò all’inizio del XVI secolo, al seguito dei conquistadores tornati in patria, negli stessi anni in cui l’ultimo imperatore atzeco, Montezuma (un autentico “chocoalcoholic”, per dirla con gli americani che hanno coniato il termine, a indicare chiunque abbia sviluppato, nei confronti del cioccolato, una vera e propria dipendenza) era famoso per berne anche 50 tazze al giorno. Da qui al dilagare della moda il passo fu breve: dopo una certa incertezza iniziale sull’utilizzo dei semi di cacao, per la nobiltà, il clero e i ricchi dell’epoca la cioccolata in tazza diventò un autentico status-symbol, mentre grazie all’estro dei cuochi di rango il cacao divenne l’ingrediente-principe di preparazioni dolci e salate. Nei ricettari del XVII e XVIII secolo troviamo dunque sanguinacci dolci con zucchero, spezie e cioccolato, pappardelle di cioccolata, una polenta nera del Trentino con cioccolato, mandorle e cannella, melanzane al cioccolato (campane, un classico fino ai giorni nostri), con un crescendo così vertiginoso di ricette che la moda venne presa di mira nel 1736 dal poeta satirico Francesco Arisi nel ditirambo intitolato, appunto, “Il cioccolato”, dove si metteva in ridicolo, tra l’altro, l’uso di bere brodo al cioccolato o di preparare pasticci di carne al cacao.
…e qualche dato: Secondo l’AIDI, Associazione Industrie Dolciarie Italiane la produzione è aumentata, nel 2005, del 3,8%, raggiungendo le 350.000 tonnellate di tavolette pari a 2.982 milioni di euro. Piace a donne soprattutto (ne è ghiotta una su cinque), ma anche uomini (uno su nove), al Nord (dove se ne mangia il 68%) come al centro (24%) e al Sud (9%). E se l’Italia è solo al dodicesimo posto in Europa per consumo di cioccolato (con oltre 4,5 kg pro-capite annui; la Svizzera, inutile dirlo, batte tutti con quasi 12 kg pro-capite, seguita da Belgio, Danimarca, Austria, Inghilterra e Germania), da noi il cioccolato più amato – siamo pur sempre i quarti produttori europei – resta il fondente (46% dei consumatori), seguito da cioccolato al latte (19%), gianduia (9%) e bianco (5%).
| tratto da 'GrandeCucina & Wine n.4/2007' a cura di Alessandra Rozzi |
inserito il: 25.10.2007
- 2539 visite - inserito 3 anni fa |
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