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Le Scienze in Cucina
Marketing olfattivo: prendere i clienti per il naso
olfattivo

Dopo secoli di lotta agli odori la nostra società ha rischiato il ‘silenzio olfattivo’. Dei circa 400 mila odori diversi oggi siamo in grado di riconoscerne meno di 10 mila. Il 30 per cento della popolazione ha perduto la capacità di usare correttamente il proprio naso.

Oggi le cose sono cambiate. Tre italiani su quattro scelgono i prodotti attraverso tutti i sensi e l’olfatto sembra essere il più rivalutato. Per questo il marketing non si è fatto scappare l’occasione.

Lo hanno capito anche i grossi gruppi internazionali che da anni sperimentano con successo il marketing olfattivo per vendere di più. Nei suoi negozi, Sony usa vaniglia e mandarino mentre Samsung vaporizza essenze. Sheraton diffonde gelsomino, chiodo di garofano e fico; Westin e Omni usano rispettivamente tè bianco e tè verde ecc.

Chi ha già adottato il marketing olfattivo parla di importanti benefici: aumento del ricordo del brand; aumento dei tempi di permanenza in negozio; aumento dello scontrino medio; aumento delle vendite e della propensione all’acquisto.

L’olfatto opera in profondità, parlando direttamente alla parte emozionale e istintiva dell’individuo. Gli stimoli olfattivi vengono elaborati direttamente dal cervello, interagendo con la parte istintiva (cervello destro) prima ancora di essere elaborati da quella razionale (cervello sinistro). La vista e l’udito, per quanto importanti, si limitano a portare informazioni alla parte razionale del cervello, per cui gli stimoli che ne derivano - come per esempio l’acquisto - vengono analizzati prima di avere delle risposte.

I messaggi olfattivi coinvolgono emotivamente il cliente durante la permanenza nel punto vendita. Il cliente non può cessare di respirare, mentre può decidere di togliere lo sguardo da un messaggio pubblicitario.

Attenzione però a non confondere la comunicazione olfattiva con la semplice profumazione ambientale. Quest’ultima si limita a creare un rapporto ambiente-consumatore mentre la prima agisce sull’attenzione del consumatore nel momento voluto, nel luogo prescelto, per la durata desiderata e in modo coerente con gli obiettivi di marketing. Attenzione, quindi, a scegliere prodotti e servizi olfattivi tra quelli veramente efficaci.

Per fare i veri affari ci vuole naso.

tratto da 'Il Gelatiere Italiano n°1/2008' a cura di Lorenzo Sciadini
inserito il: 26.02.2008
1 commenti - 1267 visite - inserito 2 anni fa
olfattivo  olfattivo2
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  Tag:  Lorenzo Sciadini  -  marketing  
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Commenti
  Mi sto recentemente interessando di educazione olfattiva e trovo che sia un campo molto interessante. L'olfatto dovrebbe essere rivalutato e rieducato... basta odori artefatti, si ai profumi naturali dei fiori, della frutta, degli alimenti...
Purtroppo l'inquinamento, il fumo di tabacco, l'uso smodato di alcol e di profumazioni artificiali alterano la nostra percezione olfattiva, a volte l'annientano.
Concludo riportando che purtroppo molti operatori di cucina e/o sommelier fumano... mi sembra una pratica sconsigliata a tutte le persone che dovrebbe avere cura del proprio olfatto ai fini lavorativi.

14.03.2008
inserito da  2 anni fa