L’uso di insaporire i cibi con erbe aromatiche e spezie ha origini antichissime: già ai tempi dei Greci e dei Romani alcuni di questi aromatizzanti venivano usati per le loro proprietà conservanti, terapeutiche e per tingere le stoffe.
Nonostante il potere nutritivo trascurabile, gli aromi non svolgono solo un’azione gustativa: nelle cellule delle loro radici, fusti, foglie e semi, possiamo trovare i cosiddetti “oli essenziali”, cioè quelle sostanze che sviluppano l’aroma, ma nel contempo esercitano delle azioni benefiche sul nostro organismo, come ad esempio facilitare la digestione degli alimenti a cui sono aggiunti.
Alcune erbe svolgono poi un’azione battericida, come il pepe; altre stimolano la secrezione della saliva e dei succhi gastrici, come nel caso del rosmarino e della salvia; alcune agiscono a livello cardiovascolare, favorendo la coagulazione del sangue e il trasporto del colesterolo, come il peperoncino.
Ovviamente, la cottura e la miscelazione casuale degli aromi possono attenuare o esaltare l’azione positiva degli oli essenziali; proprio per questa ragione alcune erbe vanno impiegate a crudo e nel fare dei cocktail aromatici si devono rispettare alcune combinazioni.
Le erbe aromatiche e le spezie hanno il compito di arricchire piacevolmente il gusto dei piatti completandone il bouquet, di esaltare i sapori delle vivande, senza però coprirli. Raramente sono considerati ingredienti di base, tuttavia non è possibile realizzare un piatto senza di loro. I cibi risulterebbero monotoni senza una loro spolveratina!
Le erbe aromatiche sono strettamente legate alla cucina tipica di certe regioni: il rosmarino per esempio viene associato agli arrosti all’italiana e alle carni alla griglia, l’origano greco ai piatti di agnello e l’aneto al pesce scandinavo e alle verdure.
Le erbe aromatiche si comportano come tutte le altre piante: spuntano in primavera, fioriscono durante l’estate e producono i semi. Erbe come il timo, la menta e il rosmarino sono perenni, e spuntano ogni anno dalla stessa radice; altre sono annuali e devono essere ripiantate ogni primavera, come il basilico, la santoreggia e il coriandolo. Poche erbe completano il loro ciclo vitale in due anni: il prezzemolo ne è un esempio, benché sia meglio trattarlo da annuale perché il secondo anno le foglie hanno meno sapore.