E' incontestabile il fatto che il clima sta cambiando, gli inverni sono sempre meno gelidi, ai brevissimi cicli primaverili si alternano immediatamente lunghi periodi caldi, anzi, caldissimi e siccitosi. Insomma dovremo, se non correre ai ripari, quanto meno adeguarci e prendere qualche contromisura per continuare a vivere serenamente.
Tutto questo, vale, ovviamente anche per il nostro amato vino.
Se l’innalzamento delle temperature ha fatto sì che anche in alcune fredde zone d’Italia non sia più un problema raggiungere un contenuto zuccherino quasi simile a quello del nostro assolato meridione, e di conseguenza un tenore alcolico esuberante, al tempo stesso alcuni parametri si sono alquanto alterati e vanno studiati con molta attenzione: l’acidità, che poi per noi che beviamo e degustiamo si tramuta in piacevole freschezza, soprattutto nei vini bianchi, tende ogni anno a diminuire.
Attilio Scienza, ordinario di Viticoltura presso la facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, ha cercato di fare un primo punto della situazione.
Secondo il professore milanese, è molto probabile che in alcune zone si sarà costretti a ripensare la base ampelografica esistente, cioè, sostituire i vitigni che soffrono maggiormente il caldo con altri che invece riescono maggiormente ad adeguarsi alle temperature a tratti tropicali. Altro punto importante, che Scienza sottolinea, sarà rivedere il modello di allevamento della vite.
Infine, bisognerà studiare nuovi incroci, in grado di affrontare con maggior disinvoltura il caldo, gestire meglio la raccolta dell’acqua in inverno, per avere delle solide riserve in estate e ancora considerare la possibilità di piantare i vigneti sempre più in alto, anche ad altitudini che sino a qualche tempo fa erano considerate rischiose, perché troppo fredde durante la stagione della maturazione dell’uva.
Insomma sarà importante che si riesca a non stravolgere il mondo della vite, con l’introduzione di pratiche invasive e che potrebbero mortificare il vino.