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Patrizia Torti e famiglia gestiscono una rinomata cantine lombarda: “da quando le donne si occupano di vino, nelle aziende è entrata una ventata di energia e di eleganza”
Di senso pratico, non manca certo Patrizia Torti, che con la sorella Laura, la madre Giusy e il padre Dino è alla guida delle cantine omonime di Castelrotto, a due passi da Santa Maria della Versa, celebri soprattutto per il pinot nero, ma anche per Bonarda, Riesling italico, Barbera, Croatina e Moscato. Nell’autunno 2005 il Pinot nero di famiglia è entrato nella wine-list del “Burj Al Arab”, il mitico hotel sette stelle a forma di vela dell’emirato di Dubai. Lo stesso anno la regione Lombardia ha premiato Patrizia e Laura come “ambasciatrici del vino lombardo nel mondo”. I riconoscimenti ottenuti al Vinitaly non si contano più. “È un mestiere bellissimo, bisogna crederci, non arrendersi mai, credere nel proprio prodotto come ci credo io” spiega Patrizia, quarta generazione di viticoltori, un concentrato di energia ed entusiasmo nella vita e nel lavoro (“Sono del toro, quando parto non mi ferma più nessuno!” ), con la consapevolezza che “senza la mia famiglia non sarei niente: per questo mi arrabbio quando pubblicano una mia foto da sola”. Poi, via a raccontare di quando, bambina, accompagnava la madre (“Una pioniera, con papà negli anni Settanta scelse la strada delle bottiglie quando tutti vendevano a Gancia e a Cinzano”) a vendere vino nei locali, accumulando lacrime e amarezza di fronte a clienti non sempre gentili. La prima fiera, in Germania, sempre con papà. Infine, nel ’98, la svolta: “Io avevo 28 anni, ero ragioniera e sapevo bene l’inglese, Laura 23 ed era perito agrario. Papà ci ha lanciato. Abbiamo rifatto vigneti, strutture, impianti. Ed eccoci qui”. Non che siano state tutte rose e fiori, intendiamoci: “Mia sorella, che segue da sempre il mercato italiano e lavora soprattutto sulla Bonarda insieme alla mamma, ha avuto qualche difficoltà iniziale in più, per il fatto di essere donna e molto giovane. Io, che seguo l’estero e mi occupo prevalentemente del pinot nero, ho trovato una mentalità più aperta – spiega –. Ma una cosa è certa: da quando le donne si occupano di vino, nelle aziende è entrata una ventata di energia e di eleganza. Il vino stesso non è più considerato come qualcosa di largo consumo, ma come un alimento raffinato, particolare. Passione, eleganza, precisione. E grande competenza, naturalmente. Il prossimo appuntamento, per Patrizia, è “un convegno Ice dove le donne del Medio e dell’Estremo Oriente verranno a conoscere il modello imprenditoriale femminile italiano” spiega. Neanche a dirlo, lei ci sarà.
| tratto da 'GrandeCucina & Wine n.2/2007' a cura di Alessandra Rozzi |
inserito il: 26.10.2007
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