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Lo bevono, lo scelgono, e soprattutto lo producono. Parliamo di vino e di donne, due entità fino a poco tempo fa lontane anni luce il cui rapporto, oggi, è invece strettissimo.
I dati parlano chiaro, e descrivono una tendenza mondiale: in tutta Italia il 26% delle aziende vitivinicole è di proprietà di donne o gestito al femminile. Il risveglio del vino al femminile, in Italia, è iniziato negli anni ottanta. Da allora, lungo lo Stivale, è tutto un fermento, senza che vi sia, però, una sorta di coordinamento. Finché, nel 1988, nasce (l’idea è di un’imprenditrice toscana con la vista lunga, Elisabetta Tognana), l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, mirata a “migliorare la conoscenza del vino attraverso tutti i canali possibili, con particolare attenzione al mondo femminile” che, dallo sparuto drappello iniziale, annovera oggi 750 iscritte, tutte rigorosamente impegnate full time in questo settore. I numeri del sodalizio? Di tutto rispetto: 250 milioni di bottiglie prodotte ogni anno, che al prezzo medio di 5,2 euro a bottiglia fanno 1.300 milioni di euro di fatturato. E scusate se è poco.
“Eh sì, noi donne quando ci mettiamo l’anima il risultato lo otteniamo – commenta la presidentessa delle Donne del Vino Pia Donata Berlucchi, associazione che colleziona riconoscimenti a non finire. Merito anche di questa imprenditrice tutto pepe, che ha dato alla sua presidenza una connotazione marcatamente culturale: “La cultura ‘fa’ il 90% della mia presidenza… Io sono fatta così: amo la cultura, anche per presentare un vino organizzo un concerto di Bach, e per l’Associazione ho voluto un concorso letterario che ci ha fruttato 400 elaborati. Una grande soddisfazione… quella culturale è una politica che paga”. Ma le attività in cui si cimenta l’associazione sono davvero tante. “Senza mai dimenticare, però – precisa Pia Donata Berlucchi – la solidarietà: mi piace il managing etico, mi piace dedicare energie a grandi cause… o a progetti minori.”. Quanto al plus che le donne sanno mettere nel vino, il credo della presidentessa è stringato: “Si tratta di tutto il valore aggiunto che la sensibilità femminile è capace di avvertire in ogni sfumatura nel vino: penso alla storia, alla tradizione, alla cultura, all’eleganza, alla sensualità – dice –; ma non pensino, gli uomini, che siamo solo signore avvezze a bere vino chiacchierando in salotto: nelle nostre aziende girano miliardi”.
| tratto da 'GrandeCucina & Wine n.2/2007' a cura di Alessandra Rozzi |
inserito il: 26.10.2007
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