Il tocai friulano, uno dei vini bianchi più interessanti e caratteristici della produzione italiana, è andato ufficialmente “in pensione” dalla scorsa primavera.
Proprio così, nel maggio del 2005 la Corte Europea ha stabilito “come pattuito nell'accordo del 1993 tra l'Unione Europea e l'Ungheria, il divieto di utilizzare – dopo il 31 marzo 2007 – la denominazione ‘Tocai’ per taluni vini italiani”. La partita fra lo storico Tocai friulano – il vitigno a bacca bianca autoctono del Friuli più diffuso in quella regione, rientrando in ben 7 zone a denominazione d’origine – e il Tokaji ungherese, si è così conclusa con una sconfitta per la celebre uva italiana.
A nulla sono purtroppo valse le battaglie dei produttori e le ben documentate prove a sostegno del Tocai Friulano. La sentenza ha da subito lasciato molto perplessi: la differenza tra i due prodotti non è solo geografica, ma sostanziale. Il vitigno Tocai (ripetiamo, un vitigno autoctono friulano) non ha infatti nulla a che vedere con il vitigno Furmint da cui si ottiene il Tokaji ungherese (dove Tokaji, tra l’altro, indica una località dove il celebre elisir viene prodotto).
I due vini sono quindi sostanzialmente diversi: il Tocai friulano è un vino bianco secco, dal colore paglierino dorato chiaro, dai profumi delicati, caldo, pieno, con un lieve retrogusto amarognolo; il Tokaji ungherese è un vino liquoroso e dolce, dal colore ambrato e particolarmente adatto come vino da meditazione o da fine pasto.
La tesi maggiormente accreditata e sostenuta anche da documentazione storica è che la contessa Aurora Formentini, sposa al conte Batthyàny, nel XVII secolo portò alcune talee di tocai friulano in Ungheria come parte della sua dote. Per correttezza e dovizia di informazione va tuttavia ricordato che nel Tokaji si producono anche vini bianchi secchi a base uva Furmint, totalmente assente in Italia.
L'omonimia di una zona geografica con la nostra uva bianca si è così risolta in un'aula di tribunale. Fortunatamente si tratta però solo di una questione ‘formale’… l'ottima uva friulana non scomparirà dai nostri calici e dalle nostre tavole: continueremo a degustare questo grande vino semplicemente ordinandolo al sommelier con un nuovo nome che, ad oggi, non è stato tuttavia ancora definito con precisione.
Fra i tanti nomi proposti troviamo oltre a Friulano (denominazione con cui è stata “battezzata” la vendemmia di quest’anno), Toccai (in onore all'omonimo torrente che scorre nella regione) oppure Tai Friulano (tai significa bicchiere nel dialetto locale).