Le sue origini – lontanissime – vanno ricercate in Medio Oriente, ma scorre a fiumi soprattutto nell’Europa del nord. È la ‘parente povera’ del vino, ma in tutto il mondo ne sono catalogate oltre cinquanta varianti principali. Contraddizioni? Affatto: solo qualche indizio sulle molteplici attitudini della birra, una bevanda-alimento sempre più amata.
La storia
Ad inventarla pare siano stati gli antichi abitanti della Mesopotamia - gente che di coltivazione dell’orzo se ne intendeva - attorno al 4500 avanti Cristo. E del successo immediatamente riscosso dalla birra fanno fede sia le usanze dei Sumeri (la bevanda era consentita solo alle classi elevate) sia il leggendario Codice di Hammurabi (XVIII sec. a.C.), che prevedeva la pena di morte per i birrai che non rispettavano le procedure standard di fabbricazione. Anche gli antichi Egizi amarono la birra (allora super-fermentata), ritenuta sacra al dio Osiride, e tra i Romani, noti invece per la loro passione vinicola, pare che Giulio Cesare ne fosse comunque un cultore sfegatato. Ma è con il medioevo e la cultura dei monasteri che la birra raggiunse una produzione su larga scala. Aggiunto il luppolo (a quanto pare attorno all’anno Mille) alla ricetta-base, fu tutto un fiorire di preparazioni che portarono, nel Seicento, all’invenzione delle lager a bassa fermentazione (oggi la birra più diffusa nel mondo) e alla “scoperta della birra” da parte dell’America. In Italia la prima birreria aprì i battenti nel 1789 a Nizza Marittima, ed entro 60 anni le fabbriche della preziosa bevanda sul suolo del Bel Paese erano già oltre 150. Il resto è storia di oggi.
I mille gusti della birra
Gli addetti ai lavori, dopo una “conta” accurata, ne hanno censito in tutto il pianeta decine e decine di tipi diversi, raggruppate in base alla gradazione alcolica, alla tecnica di fabbricazione, alle caratteristiche fisiche e a quelle evidenti in degustazione. Dalle ‘Abbazia’ belghe alle ‘Ale’ a fermentazione veloce; dalle corpose ‘Barley Wine’ da servire temperatura ambiente alle ‘Weiss’ di grano; dalle diffusissime ‘Lager’ a bassa fermentazione alle ‘Pils’ chiare di media gradazione, per finire con le ‘Stout’, forti e quasi nere. Ma si tratta solo di un assaggio di definizioni nel mare magnum del mondo della birra. Che oggi come nel Medioevo continua ad essere prodotta con acqua, malto d’orzo e luppolo, e che in Italia è classificata per legge in cinque categorie parametrate non sul grado alcolico ma sul tasso saccarometrico, cioè la quantità di saccarosio (zucchero) contenuta in 100 grammi di prodotto prima della fermentazione.