L’universo delle birre è oggi più che mai presente nella composizione dei piatti, nelle proposte in abbinamento, nell’elaborazione di una carta dedicata. Perché la gamma di aromi, sapori e colori è tanto ampia da fare invidia al mondo del vino.
Sulle tavole del nord Europa la birra compare spesso, per non dire sempre, in abbinamento alle portate principali o come ingrediente stesso dei cibi. Ma anche nell’Italia del vino, dove la birra da sempre è vista come una bevanda vagamente ‘di serie B’, questa tendenza si sta facendo strada oltre che tra gli addetti ai lavori anche presso il grande pubblico.
“Il gusto si sta evolvendo, si moltiplicano i siti internet, si scrivono sempre più guide – afferma il gastronomo-giornalista Paolo Marchi – e salta fuori che la metà dei ‘birramanti’ italiani vorrebbe, al ristorante, vedersi poggiare sul tavolo accanto al menù, al tomo dei vini e alla carta dei dolci anche quella delle birre.
Lo sa bene, per dirne una, l’Enoteca Pinchiorri di Firenze, tempio del vino che non si vergogna certo a presentare in tavola anche la carta delle birre”.
La tendenza al rialzo, del resto, è evidente anche nel sondaggio che Assobirra (l’associazione degli industriali della birra, forte di 170 marchi italiani, pari ai 2/3 del totale) ha commissionato nel 2006 all’Istituto Makno: dallo studio emerge infatti che se 10 anni fa a consumare birra erano soprattutto i giovani, insieme alla pizza e per abitudine, oggi il consumatore di birra medio è un trentenne metropolitano attento soprattutto al gusto (45,2% degli intervistati), alla qualità di quel che sceglie, al bicchiere giusto e alla temperatura adeguata di servizio, che ama bere birra sempre più spesso a pasto. Senza contare che il 47,5% degli intervistati amerebbe appunto trovare in tavola, al ristorante, una carta delle birre, e che il 42% (contro il 20% del ’97) ritiene la birra perfettamente compatibile con i piatti della cucina mediterranea.
Un gran passo avanti nella ricerca della qualità a fronte di consumi quasi fermi (in 10 anni si è passati da 25 a 29 litri pro-capite), dunque. Ma nello stesso periodo sono aumentate le marche (da 86 a 170) e l’età media dei consumatori, che nel 78,5% dei casi apprezzano l’assoluta naturalità della birra giudicandola in un caso su tre, il che non guasta, anche a basso contenuto calorico.